LA SIMBOLOGIA SACRA

Scopri il significato della simbologia sacra presente nelle Opere del Museo dei Beni Culturali Cappuccini

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L'AGNELLO

Nell’iconografia cristiana, l’agnello rappresenta Cristo, sacrificato per la salvezza dell’Uomo ed è quindi simbolo della Pasqua. Già nelle catacombe lo possiamo trovare con questo significato.

Tale tradizione iconografica deriva da alcuni episodi dell’Antico Testamento: il Sacrificio di Caino e Abele (Gen 4) e il Sacrificio di Abramo (Gn. 22) in cui sacrifica il piccolo animale al posto del figlio Isacco. Per questo motivo è anche simbolo di martirio per gli Ebrei. Ancora, troviamo l’agnello come offerta di Gioacchino nell’episodio della sua cacciata del tempio (Vangelo apocrifo di Pseudo Matteo). Essendo simbolo di Cristo, l’agnello compare delle scene di adorazione dei pastori in cui viene offerto, talvolta con le zampe legate, come anticipazione del martirio che patirà sulla croce.

Nell’iconografia sacra è attributo iconografico di sant’Agnese e di Giovanni Battista, citando l’episodio in cui guardando Gesù venire verso di lui disse: “Ecco l’agnello di Dio” (Giovanni 1:29-34).

Nell’iconografia profana, invece, simboleggia l’innocenza, la mansuetudine, la pazienza e l’umiltà.

 

IL CARDELLINO

Il cardellino è un volatile che per via della colorazione del piumaggio rosso sulla testa allude alla Passione di Cristo. Secondo sant’Isidoro di Siviglia, il cardellino alluderebbe alla Passione, tant’è che l’etimologia del nome stesso deriva probabilmente dalla sua abitudine a cibarsi di semi e di cardi. Secondo tale simbologia, e alludendo all’eterna lotta tra bene e male, il piccolo volatile può apparire in scene di natura morta e di sottobosco tipiche dell’arte nordeuropea del XVII secolo.

Il cardellino lo si trova stretto tra le manine di Gesù Bambino, o gli viene porto, come presagio della Passio e che costituisce un cardine del Cristianesimo.

Un altro volatile che possiamo trovare raffigurato tra le mani di Gesù Bambino è il pettirosso.

 

IL CORALLO

Il corallo è l’esoscheletro di carbonato di calcio creato da piccoli polpi che vivono sulle sue estremità. Ha una funzione protettiva e di sostegno per il loro corpo molle.

Sin dall’epoca dei romani, al corallo vengono attribuite proprietà terapeutiche e scaramantiche e da qui nasce l’usanza di mettere al collo dei neonati talismani in corallo come segno di protezione.

In ambito artistico, nell’iconografia cristiana a partire dal XV secolo, il corallo compare come monile che adorna il collo di Gesù Bambino. Il colore rosso, come il sangue, si riferisce alla Passione di Cristo. Anche la forma ramificata riporta alla Passione perché allude all’albero della vita, nonché il simbolo cristiano della Croce, unica via di salvezza.

 

LA CORONA DI SPINE

È uno dei simboli della Passione di Cristo. Una corona di spine intrecciata dai soldati e posta sul capo di Gesù dopo la flagellazione è citata nei Vangeli (Mt 27, 29 “e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: «Salve, re dei Giudei!»” e anche Mc 15,7 e Gv 19,2). Nella storia dell’arte questo particolare segno compare dopo che Luigi IX re di Francia portò dalla Terra Santa la preziosa reliquia delle corona di spine a Parigi (secolo XIII). Viene raffigurata come un cercine realizzato con pochi rami spinosi intrecciati, generalmente riproducendo una specie di pianta spinosa chiamata Paliarus psina-christi, che è la marruca. Nelle raffigurazioni artistiche la corona di spine completa le scene della Passio e della Crocifissione, sia sul capo di Gesù, sia presentata insieme ad altri simboli insieme chiamati arma Christi. Talvolta può essere attributo iconografico anche di santi che hanno vissuto periodi di penitenza o la cui spiritualità è particolarmente vicina alla meditazione sulla Passione di Cristo.

 

IL DRAGO

Animale mitologico contro cui l’eroe classico si doveva scontrare in una eterna lotta tra bene e male. Tale significato lo ritroviamo anche nell’iconografia cristiana come rappresentante di forze malvagie, è infatti il simbolo di Satana. Così anche alcuni santi, secondo la loro agiografia, lottano contro i draghi come eroi classici. Il più conosciuto è san Giorgio che sconfigge un drago liberando una principessa, ma c’è anche Margherita d’Antiochia che è rappresentata mentre lo tiene al guinzaglio come un animale domestico (per averlo sconfitto solo con la forza della croce). Come loro anche Bernardo, Marta, Silvestro e soprattutto l’Arcangelo Michele che sconfigge il diavolo, sotto l’aspetto di drago.

Il drago, o talvolta il serpente, è anche uno degli elementi dell’iconografia tradizionale dell’Immacolata Concezione in cui si rappresenta la Vergine lo vince e lo calpesta con il calcagno.

Nonostante l’aspetto mostruoso di questo animale mitologico, non tutte le culture gli attribuiscono connotati negativi. Nella cultura orientale le sue caratteristiche sono positive ed è di buon auspicio e portatore di pioggia nelle tradizioni popolari cinesi.

 

IL SAIO

Il saio è un abito indossato dai frati degli ordini mendicanti, quindi anche dai francescani. Il saio dei frati francescani è di fattura umile e grossolana, san Francesco indossava per primo questo abito semplice a forma di T, come la croce di Cristo, perché era la veste degli ultimi e dei più poveri. Come era in uso tra i contadini umbri medioevali, era provvisto di un cappuccio ed era realizzato con filati grezzi come canapa e lana e non era tinto ma la sua colorazione era naturale, per cui le sfumature erano quelle della terra o grigie. La vita veniva cinta da un cordone e ancora oggi è così.

Dalla fine del XVI al XIX secolo gli abiti venivano confezionati con tessuti filati nei lanifici, laboratori presenti in ogni Provincia Cappuccina.

Ad oggi, l’abito del primo ordine della famiglia francescana, si differenzia per colore e forma del cappuccio: i frati minori Conventuali hanno un abito grigio/nero con un piccolo cappuccio con un’ampia mozzetta; i frati Minori hanno un abito di colore marrone con un piccolo cappuccio staccato che si poggia sulle spalle con una mozzetta; i frati minori Cappuccini indossano anch’essi un abito marrone con un cappuccio stretto e lungo cucito direttamente sull’abito (si chiamano “cappuccini” perché all'origine avevano il cappuccio più stretto di tutti gli altri).

 

SANTA CHIARA

Chiara nacque ad Assisi nella nobile famiglia degli Offreduccio nel 1194. Sin dalla giovinezza ebbe una naturale inclinazione alla carità. A diciotto anni, nella notte della Domenica della Palme, lasciò di nascosto la casa paterna per unirsi a Francesco e ai suoi compagni, presso la chiesa della Purziuncola, abbracciando la povertà e facendosi tagliare i capelli, segno visibile della scelta di vita monacale. Ricevette un’educazione religiosa presso il monastero delle benedettine di Bastia e di Sant’Angelo di Panzo, poi si trasferì con alcune compagne presso il convento di San Damiano, lo stesso luogo dove iniziarono la conversione e il percorso di Francesco.

Nel 1215 divenne badessa di una comunità in cui le monache, chiamate povere dame, vivevano di elemosine, rinunciando a ogni  tipo di bene e di rendita materiale. Morì nel 1253 nel monastero di San Damiano presso Assisi, l’11 agosto, due giorni dopo aver ricevuto la Bolla papale di approvazione della Regola di vita. La regola di vita che le Clarisse seguono tutt’ora venne scritta direttamente da Chiara, primo caso della storia perché fino a quel momento, anche per gli ordini femminili, le regole venivano scritte da uomini. Venne canonizzata nel 1255 da papa Alessandro IV. Le clarisse, o Sorelle povere di Santa Chiara, sono le religiose che oggi seguono la Regola di vita scritta da Chiara d’Assisi.

 

SAN FRANCESCO

Francesco di Pietro di Bernardone nacque ad Assisi nel 1181 (o 1182) da una famiglia benestante.

Dopo una giovinezza spensierata, caratterizzata dal suo desiderio di diventare cavaliere, poco più che ventenne iniziò un cammino di conversione che lo portò ad un cambiamento radicale della propria vita e a seguire Gesù Cristo vivendo secondo la forma del Vangelo. Presto alcuni compagni lo seguirono in questa scelta e nel 1223 ottenne l’approvazione del proposito di vita, la “Regola Bollata”, da papa Onorio III. L’Ordine dei frati nato dall’esperienza di Francesco d’Assisi, conobbe un’immediata diffusione grazie anche allo straordinario attivismo missionario dei suoi membri.

Gli ultimi due anni della vita di Francesco furono segnati da due eventi fondamentali: la comparsa delle stigmate, avvenuta sul monte della Verna nel settembre 1224 e la composizione del celebre “Cantico delle creature” nel 1225. Francesco morì nella notte fra il 3 e il 4 ottobre 1226.

Venne canonizzato soltanto due anni dopo, nel 1228. Nel 1939 è stato proclamato patrono d’Italia da papa Pio XII e dal 1979 è patrono dei cultori dell’ecologia, nominato da papa Giovanni Paolo II.

 

IL TESCHIO

Il teschio inizia a comparire nel Cinquecento, con la Controriforma, accanto a santi in preghiera quali san Carlo Borromeo, san Girolamo penitente, la Maddalena e san Francesco d’Assisi. È il memento mori, (dal latino: ricordati che devi morire) che suggerisce una riflessione sulla vita, un monito morale a viverla pienamente e in virtù.

Il teschio appare anche in composizioni con nature morte chiamate vanitas che desiderano riportare l’osservatore alla caducità e alla precarietà della vita e per farlo utilizza oggetti che segnano il passare del tempo o che sono effimeri come clessidre, orologi, bolle di sapone e candele consumate o spente. A questi simboli si possono aggiungere anche oggetti di ricchezza terrena come libri e strumenti musicali.

Il tema della vanitas si sviluppa dal Seicento a causa di un clima difficile che l’Europa stava attraversando: la lunga guerra dei Trent’anni, carestie, gravi epidemie di peste e problemi religiosi scatenati nel secolo precedente con la Riforma protestante e la Controriforma.

 

L'OSTENSORIO

L’ostensorio è un oggetto di oreficeria sacra utilizzato per conservare ed esporre l’ostia consacrata. Viene introdotto a partire dal XV secolo e la sua funzione è una evoluzione di altri oggetti liturgici quali la pisside per la funzione di conservazione dell’ostia consacrata e il reliquiario come oggetto di conservazione e venerazione. Nacque grazie alla diffusione delle processioni del Santissimo Sacramento e all’istituzione della devozione delle Quarantore.

L’ostensorio aveva quattro forme base: “a torre”, “a disco”, “a croce” e “con figure” che nel tempo variarono ulteriormente.

Nel corso del XVII secolo la forte necessità simbolica della Controriforma e l’arte barocca, come sua risposta, attribuiscono all’ostensorio forme più ricche ed eccentriche che dotano l’ostensorio di fusti a busto, decorazioni vegetali e forme allegoriche .