Santi di carta

Siamo oggi continuamente bombardati da innumerevoli e a volte inqualificabili immagini tendenti tutte a colpire la nostra mente per ottenere i più disparati scopi. Un immagine viene studiata a tavolino nella sua potenzialità e poi, modificata per meglio adattarsi allo scopo, viene sfruttata fino a quando si esaurisce l’impatto sui nostri sensi, sempre più esausti e sovraccarichi, tanto da divenire in alcuni casi insensibili.
La politica, la presentazione di un prodotto, l’attività sociale, la comunicazione, stanno tutte esaurendo le loro fonti di approvvigionamento di immagini, ricorrendo sempre più alla storia dell’arte, della religione, della architettura, fino a sfruttare la natura, i suoi principi, le sue molecole, il nulla.
Analizzeremo pertanto, partendo dalla loro storia, per poi studiarne il contenuto iconografico e comunicativo, questa particolare collezione di immaginette sacre, con l’intento di istruire, ma soprattutto di restituire giusta dignità e collocazione a questo diffusissimo e antichissimo strumento, anticipatore e antesignano della moderna comunicazione.

 

Anche la divulgazione religiosa, in alcuni suoi rami, si è lasciata tentare da questa strada, inoltrandosi però in un vicolo cieco.
Credo quindi che un ritorno alla vera funzione dell’immagine sacra, sia essa rappresentata dai grandi dipinti di una chiesa, sia dalla piccola immaginetta raffigurata nei “santini” è assolutamente fondamentale per risollevare e soddisfare la sempre presente richiesta di spiritualità di tutti.

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